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Benvenuti al rifugio Quinto Alpini natura, trekking e alpinismo...

Storia

Riportiamo la storia raccontata dalla nostra grande amica Daniela Pellicioli.

“IL BRESCIANO BARISELLI RIFUGISTA D’ALTA QUOTA A 26 ANNI”

Rifornimenti a piedi - Rifugio in Regione Lombardia

Rifornimenti a piedi per il Rifugio

E’ il più giovane rifugista d’Italia.
A soli 18 anni ha rilevato il V Alpini nella selvaggia e bellissima Val Zebrù, nel gruppo Ortles Cevedale in Alta Valtellina e da allora gestisce il rifugio all’insegna della fatica e dell’amore per la montagna.

A volte, si sa, le cose più belle arrivano per caso.

E a volte, si sa, vivere la montagna può essere faticoso, una strada in salita.
Michele Bariselli ha sperimentato entrambe le verità.   Alla montagna ci si è avvicinato da ragazzo frequentando i corsi di alpinismo giovanile all’ Ugolini è nell’estate del 1998 cercava un lavoro in montagna a contatto con la natura e si è ritrovato 5 anni dopo a fare il rifugista d’alta quota, 4 mesi all’anno.

Ha iniziato la sua “carriera” a soli 14 anni, come cameriere al rifugio V° Alpini, allora gestito dalla famiglia Confortola.4 anni d’impegno stagionale che Michele ha affrontato con spirito d’altri tempi. Ogni estate, anno dopo anno, si è caricato lo zaino in spalla e, partendo da Passirano, si è recato in Alta Valtellina, risalendo il suggestivo sentiero che porta al rifugio, pronto a impegnarsi in un lavoro fatto di sacrifici

A sostenerlo, il silenzio, la bellezza introversa delle montagne dell’Alta Val Zebrù, la magia dei silenzi notturni, gli sguardi incrociati con camosci, stambecchi, marmotte ed ermellini.Nel 2003 la famiglia Confortola scelse di lasciare. Un segno per Michele. Ecco allora il bando, l’invio della domanda, la vittoria, l’inizio di un’avventura bella e spaventosa a un tempo. Soprattutto per un ragazzo poco più che adolescente. Sì, perché Michele, di anni nel 2003 ne aveva solo 18.

Abbastanza per ottenere la gestione della struttura da 60 posti letto, del Cai.Una scelta di solitudine a volte, e soprattutto di fatica. Il V Alpini non è infatti un rifugio facile. E’ una meta per alpinisti, per amanti della montagna aspra e senza fronzoli.

Una valle che sa nascondersi, bella nel suo isolamento, protetta dalle sue cime innevate anche in tarda stagione, lo Zebrù, il Gran Zebrù, l’Ortles, Thurweiser.Vette note più agli alpinisti che agli escursionisti del week-end, montagne che qui mostrano un volto nuovo, più arcigno ma capace di regalare soddisfazioni più vere, emozioni più intense. Soddisfazioni ed emozioni che anche Michele – appassionato alpinista a 360 gradi – ha saputo prendersi negli anni, affrontando tutti gli itinerari e le ascensioni della zona, acquisendo l’esperienza e la conoscenza necessarie a fornire la massima assistenza a chi intende cimentarsi su quelle vette.

Anche la logistica finisce per complicare la gestione della struttura.
Il V Alpini è  un rifugio d’alta quota, a 2877 metri d’altezza. “Una volta – racconta Michele – c’era la teleferica per i rifornimenti e la strada carrabile arrivava fin quasi in cima. Poi il vecchio gestore, andandosene via, si è portato via anche la teleferica e nel 2004 è la frana del Thurweiser ha riversato centinaia di metri cubi di terra e detriti che ancora oggi interrompono il collegamento via strada a un’ora e mezzo dal rifugio”.

Da allora Michele, per trasportare i rifornimenti, ha solo due possibilità: tramite l’elicottero e a piedi. Per ragioni economiche e ambientali, i viaggi via cielo vengono ridotti al minimo. Per tutta la stagione, Michele scende  fino alla strada carrozzabile recupera i rifornimenti e li carica su un gerla d’altri tempi.

Sulle spalle circa 40 chili di peso, da trasportare per un’ora e mezza e circa 800 metri di dislivello.“Una volta ci aiutava Benny – ricorda Michele – Un mulo bello e a suo modo simpatico. Del tutto inutile però per quanto riguardava i rifornimenti.

Ogni volta che provavamo a fissargli le sacche sulla schiena, lui se le sgroppava di dosso. Una, due, tre volte fino a che mi arrendevo e me le portavo su io, con lui a seguirmi con andatura indolente e vagamente soddisfatta.

L’ho tenuto con me per diversi mesi, gli ho anche costruito una stalla ma poi mi sono reso conto che non era cosa e l’ho restituito al legittimo proprietario”.Nonostante le difficoltà gestionali, Michele è rimasto.

Per 7 anni si è impegnato nel condurre al meglio il rifugio, investendo nel miglioramento di struttura e servizi, dal rifacimento del tetto, al miglioramento delle stanze, all’installazione dei pannelli per l’acqua calda. Un lavoro impegnativo che ha però permesso al rifugio di essere oggi autosufficiente dal punto di vista energetico.

A fronte di una gestione di stampo tradizionale della struttura, il V Alpini negli ultimi 5 anni ha fatto un tuffo nella modernità per quanto riguarda la comunicazione aiutato dalla fidanzata Elena che nella vita si occupa di design e creatività.Hanno realizzato la  nuova “immagine del rifugio” , il sito internet, collegandosi al variegato mondo dei social network (flickr, facebook, youtube)e promosso diverse iniziative per il periodo estivo.Grazie alla collaborazione con la guida alpina Eraldo Meraldi hanno attrezzato una palestra di arrampicata fronte ghiacciaio. Una parete di roccia attrezzata a spit con vie dal 4 al sesto grado, perfette per chi vuole cimentarsi con la roccia ad alta quota o organizzare corsi.

I due ragazzi- che insieme fanno poco più di 50 anni di età – hanno pianificato diverse iniziative, come il concerto di Ettore Giuradei, ormai una tradizione annuale, un richiamo per fan da tutta la Lombardia.E ancora gli spettacoli teatrali con il teatro del l’assurdo, il Mammut Climbing Contest, i corsi di fotografia di montagna, il concorso fotografico.

Per 4 mesi all’anno, il rifugio d’alta montagna sa insomma trasformarsi in un punto di arrivo per escursionisti, una base d’appoggio per alpinisti e arrampicatori, un ritrovo per amanti delle cose belle. Un modo di vivere la montagna lontano da clamori e mondanità, a stretto contatto con pietre millenarie, animali selvaggi.

E silenzio.

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